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Gao Jun (Mosè) – Bianco & Nero, come i tasti di un pianoforte
on Senza categoria by Simone

Gao Jun (Mosè)
disegni e dipinti

Inaugurazione 16 febbraio,
chiusura mostra 3 marzo 2017
Scrive di lui Rodolfo Ceccotti:
“Era la fine dell’agosto del 2013 quando, per la prima volta, partii per la Cina diretto a Lanzhou, la “Città d’Oro” sul Fiume Giallo. Malgrado poco incline ai lunghi viaggi, accettai l’invito dell’Università Nazionale d’Arte di quella città per l’interessamento dell’amico Adriano Bimbi che aveva già intrapreso analogo viaggio. Lì avrei incontrato docenti cinesi e tenuto incontri con studenti. Il mio contatto era con un pittore e professore cinese che non conoscevo, Gao Jun che per un anno aveva frequentato l’Accademia fiorentina. All’arrivo, in aeroporto, fra la folla, mi accolse un viso sorridente con un cartello con sopra la scritta “Ceccotto”. Il sollievo di quell’incontro, in un Paese sconosciuto e l’istantanea simpatia di Gao, contribuirono a rompere il ghiaccio. Quasi subito nacque un’amicizia che non è mai venuta meno. Si presentò come Mosè, un nome adottato per gli occidentali e scelto dalla Bibbia. Il tempo trascorso assieme ha rivelato il suo carattere, la sottile ironia, l’onestà morale e la dedizione al suo lavoro, la pittura, appunto. Il tema ricorrente nei suoi lavori è la natura nei suoi vari aspetti. Oltre che a dipingere ad olio, esprime le sue emozioni attraverso l’uso della china nera su carta, rinnovando le tradizioni antiche del suo Paese ed interpretandole con gli occhi e la mente verso l’arte occidentale. Mosè (seguiterò a chiamarlo così), conosce profondamente l’arte cinese, ma ha anche girato in lungo e in largo l’Europa visitando i più importanti musei di arte antica e contemporanea. Si è nutrito di culture diverse, ha un bagaglio di emozioni visive direi fuori dal comune, che riversa consapevolmente nel suo lavoro d’artista. L’ho osservato spesso in Cina ed in Italia fermarsi nella campagna, entusiasmato da un luogo che aveva visto e che lo ispirava: estraeva i suoi strumenti e cominciava a lavorare seduto su un minuscolo panchetto. Lavorando non avvertiva fatica, ignorava il vento e la pioggia o il sole a picco. Gli era sufficiente una carta, la china ed uno stecco appuntito per disegnare. Durante la notte, nello studio o nella camera d’albergo, nel completo silenzio, ritrovava il momento ideale per completare il suo lavoro. Così questi suoi appunti di emozioni prendono vita attraverso un intrigo di segni, raccontano di alberi, colline, costruzioni seminascoste… dove il bianco e il nero dominano la composizione con qualche nota di colore come un contrappunto musicale. Il naturalismo che lo aveva ispirato dà spazio all’universo delle emozioni.
Queste opere oggi sono in bella mostra al Bisonte, sono affiancate da alcune fotografie: Mosè è anche un ottimo fotografo. Sono ritratti di amici, foto anche queste rigorosamente in bianco e nero, scatti mirati alla ricerca dell’anima dei personaggi ritratti. Due aspetti diversi, la pittura e la fotografia, dove il punto comune di incontro è l’emotività poetica del nostro Mosè.”

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Simone

 

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