-I SEGNI INCISI-

Fino dalla preistoria gli esseri umani hanno cercato di rappresentare se stessi e il mondo circostante attraverso segni incisi, sia sulla pietra che sull'osso, l'argilla e la ceramica. Proprio da una di queste rappresentazioni, ritrovata nelle grotte di Altamira, in Spagna, ha preso il nome la Stamperia d'arte Il Bisonte, divenuta successivamente Centro Culturale e Scuola di specializzazione per la Grafica d'Arte.
 
Presso tutte le grandi civiltà del passato era in uso la tecnica dell'incisione a bulino su metalli quali oro, argento, rame e bronzo.
 
Anche la stampa mediante matrici lignee ha origini antiche: consisteva nel comprimere a mano, su una superficie assorbente, un blocco di legno intagliato e spalmato di colore che lasciava in rilievo l'impronta del disegno. Con matrici lignee venivano decorati i sarcofagi egizi e , particolarmente in Oriente, i tessuti. Ma è a partire dalla fine del XIV secolo che questo procedimento viene applicato ad un nuovo tipo di supporto - la carta - da poco entrato nell'uso europeo. Nasce la nuova arte della xilografia, (dal greco xylon = legno) che, dopo l'avvento della stampa tipografica, avrà un'enorme diffusione e svolgerà un ruolo importante nell'illustrazione del libro.
 
Le prime cartiere europee - grazie alle esperienze degli arabi - furono aperte in Spagna, nel sud Italia e a Fabriano. Ma in Cina, per uso strategico, la carta era in uso già mille anni prima di Cristo.
 
L'invenzione del torchio, o pressa a mano, strumento necessario per riprodurre da una stessa matrice, va attribuita - secondo Giorgio Vasari - al fiorentino Maso Finiguerra, ma la più antica diffusione delle stampe tedesche fa supporre che la priorità spetti ai paesi nordici.
 
Tutti i grandi pittori del Rinascimento - ma non Michelangelo e Raffaello - si cimentarono con l'incisione. Il Pollaiolo fu uno dei primi ( bulino su rame). Eccezionale fu la scuola tedesca, in particolare grazie a Albrecht Dürer e la sua bottega.
 
Nel '600, con Stefano della Bella e Jacques Callot, vengono introdotte tecniche innovative che danno luogo all'invenzione dell'acquatinta e dell'acquaforte (incisione calcografica indiretta o chimica) mentre il bulino, la puntasecca e la maniera nera o mezzotinto appartengono al metodo dell'incisione calcografica manuale o diretta.
 
Quando le due tecniche vengono usate in contaminazione si può definire il risultato "tecnica mista".
 
L'ultima matrice, quella piana o litografica (dal greco lithos = pietra) , è quella di cui meglio si conoscono le origini. Nel 1796 il cecoslovacco Aloys Senefelder scoprì che le pietre calcaree tratte dalle cave bavaresi avevano la proprietà di assorbire grassi, resine e saponi allo stato asciutto e di rifiutarli quando venivano bagnate con soluzioni acido - gommose. Questo consentiva al disegno fatto sulla pietra asciutta, trattata successivamente con soluzioni acide e inchiostrata, di far aderire l'inchiostro solo sulle parti disegnate che saranno così pronte per la stampa, effettuata tramite il torchio litografico. Questo metodo - usato originariamente a fini utilitaristici - pur avendo avuto immediata diffusione in Europa, nel nostro paese, come mezzo di riproduzione artistica, era stato messo in disparte.
 
Maria Luigia Guaita intuì che la crescita della media borghesia avrebbe favorito la diffusione della litografia, che rispondeva alle esigenze di una nuova classe sociale, non abbastanza ricca da potersi permettere il pezzo unico, ma abbastanza colta da desiderare un'opera d'arte originale. Gli artisti che hanno frequentato Il Bisonte si sono serviti prevalentemente di questa tecnica, nella quale hanno ottenuto risultati che restano nella storia dell'arte grafica degli ultimi quarant'anni.

 
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