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Questo articolo compare su uno degli annuari dell’associazione ALI, a firma di Marzio Dall’Acqua e Marco Fiori

“[Rodolfo] Margheri mi aiutò a trovare vecchi torchi litografici e due litografi che avevano lavorato all’Istituto Geografico Militare. Enrico Vallecchi trovò anche uno stanzone nel viale Milton che sapeva di antico e di nuovo, e lì, nel 1959, nacque il Bisonte. Fui io a scegliere questo nome perché mi ricordava i primi graffiti su pietra delle grotte di Altamira. Aristo Ciruzzi disegnò il logo che ancora esiste e nel quale mi riconosco. Margheri diventò direttore tecnico della stamperia che, dopo un breve periodo, fu trasferita in via RIcasoli.”
Così Maria Luigia Guaita ( Pisa 1912 – Firenze 2007) racconta l’inizio della sua avventura nel mondo della grafica, iniziata in un certo senso in esilio, perché lei donna di cultura, che aveva fatto una esperienza di casa editrice dal 1944, nella Firenze appena liberata, fino alla chiusura nel 1948, si era trovata a dover rifugiarsi in Scozia, ad Edimburgo, dove presso un’amica pittrice aveva appreso la litografia.
Al volontario esilio era stata costretta dalle violente reazioni scatenate dal fatto che un suo articolo su Il Mondo, diretto da Mario Pannunzio, nel quale aveva difeso una coppia sposata solo civilmente dagli attacchi del vescovo di Prato, monsignor Fiordelli, aveva smosso così vivamente le coscienze che contro il vescovo fu intentata una causa.
La passione civile e politica è anche all’origine dell’opera di Pablo Picasso di cui ricostruiamo in questo annuario ALI, probabilmente per la prima volta, in modo completo la vicenda della litografia “Ritratto di donna”, indicata anche con i titoli di Ragazza spagnola, La Femme Espagnole, Femme d’Espagne, Spanish woman, L’Espagnole e forse altri.
Come racconta Laura Gensini in “Il segno Impresso”, “Il Bisonte, oltre ad offrire una antologia di opere che hanno illustrato una parte cospicua dell’arte grafica italiana e straniera, ha scandito la sua storia con molte iniziative rivolte al sociale ed ha usato le sue grafiche per difendere o promuovere alcune idee”. Una delle prime manifestazioni di questa tendenza è stato l’invito a Picasso nel 1960 ad eseguire una litografia in occasione della Conferenza Europea per l’amnistia ai condannati politici spagnoli, un indubbio atto di opposizione al regime franchista e di solidarietà e sensibilizzazione. Picasso fornì il disegno su carta da riporto, ma la tiratura venne eseguita a Firenze nei laboratori della Stamperia Il Bisonte. Fu poi Maria Luigia Guaita a portare personalmente la tiratura in Francia per consentire a Picasso di firmarla. Recava con sé 141 esemplari, di cui cento dovevano essere destinati a finanziare il fondo per assistere i detenuti politici in Spagna e i rimanenti per l’artista ma Picasso, generosamente, li destinò alla causa. Questa la ragione della numerazione inconsueta, contrassegnata con cifre arabe, che egli firmò a matita ed è l’unica litografia di Picasso tirata in Italia. Il foglio misura mm 690 x 520. Il bon à tirer fu donato alla collezione del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi ( G.D.S.U. n. 113499). la copia donata a Carlo Ludovico Ragghianti fa parte oggi delle stampe del Museo della Grafica di Palazzo Lanfranchi a Pisa. Ovviamente la tiratura andò immediatamente esaurita nel 1961. Ovviamente la tiratura andò immediatamente esaurita nel 1961. Dopo questa edizione, nello stesso anno, Il Bisonte trasferì la lito, col sistema della carta da riporto, su una nuova matrice di zinco insieme alla firma di Picasso e alla data di esecuzione dell’opera 4.10.1960 e provvide ad una seconda tiratura dell’immagine ( con firma e data sulla matrice) di 600 esemplari, numerati in vari gruppi: 400 in numeri arabi da 1/400 a 400/400, duecento stampati su carta CM Fabriano più grande e più pesante numerati in due gruppi da cento, uno con cifre romane da I/C a C/C e cento copie con la sigla EA, naturalmente su autorizzazione di Picasso. Al termine di questa tiratura la matrice venne resa inutilizzabile ed è tuttora conservata presso gli archivi dell’attuale Fondazione.
Il Bisonte, per non danneggiare le alte quotazioni della tiratura firmata a matita dall’artista, commercializzò queste seconde stampe come “fotolito”. In realtà ci troviamo di fronte a litografie analoghe ai fogli della prima tiratura, a volte trattate come fotolito e altre confuse con i fogli della prima matrice al punto da raggiungere quotazioni assolutamente invidiabili nelle aste internazionali. Un’immagine della seconda tiratura ( con firma e data sulla matrice), descritta con le caratteristiche tecniche di quella firmata a matita, è inserita anche in repertori che dovrebbero essere rigorosi come il Picasso Lithographe di Fernand Mourlot, A. Sauret Edition du Livre, Parigi, 1970 ( n. 357); G. Bloch, Picasso, Catalogue de l’Oeuvre Gravé e Lithographiée 1904/1967, Edition Kofrnfeld, Berna, 1984, tomo I p. 219, n. 1009. Un esemplare della seconda tiratura è documentato nel catalogo della raccolta Graphikmuseum P. Picasso Munster, The Huizinga collection (769). La denominazione di “fotolitografia” adottata dal Bisonte per la seconda edizione è confermata dal fatto che lo scultore Venturino Venturi (Loro Ciuffenna 1918 – Terranuova Bracciolini 2002) nel 1961 usò un’opera di prova per stampare una sua litografia in esemplare unico, senza titolo, dedicandolo “al signor Vallecchi, Venturino”, presentata come tale nei cataloghi generali de Il Bisonte, compreso l’ultimo del 2009, in “Il segno impresso”, p. 154, foglio e impronta mm. 756 x 531.
Diciamo infine qualcosa sulla persona ritratta, l’affascinante ragazza spagnola chiusa nel fazzoletto, legato come fanno i pastori che devono difendersi dai venti e dalle intemperie, oltre che dal sole cocente, giovani indubbiamente ma dai tratti essenziali austeri e intensi per arcaica dignità.
Si tratta della madre di Eugenio Arias Herranz, un barbiere spagnolo, nato il 15 novembre 1909 a Buitrago del Lozoya, antifascista ed esule, noto come “il barbiere di Picasso”, morto a Vallauris (Francia) il 28 aprile 2008 a 98 anni. La madre si chiamava Nicolosa Herranz ed era, come appare nell’immagine picassiana, appunto pastora di ovini, nata a Robledillo de la Jara. Ovviamente l’immagine giovanile non può essere che una ripresa essenziale da un’ immagine fotografica, insieme figura ideale di donna fiera e popolare e di omaggio agli affetti di un amico, con il quale condivideva storie e ricordi.
Picasso aveva conosciuto Arias, esule comunista, a Villauris, in Francia, nel 1948, allorché si trasferì nella villa “La Galoise”, vicino al salone di parrucchiere di colui che diventerà suo amico per 26 anni, condividendo anche la vita privata: le passeggiate, le corride, le conversazioni politiche, i ricordi di Spagna, i giochi a carte, la quotidianità, al punto che il barbiere divenne punto di riferimento per coloro che volevano incontrare l’artista.
Nel 1982 Arias ha donato alla Comunità Autonoma di Madrid la sua collezione, il cui nucleo centrale è costituito da 71opere tra dipinti, porcellane, libri e altri oggetti artistici realizzati da Picasso dal 1948 al 1972 e ha trovato collocazione a Butriago del Lozoya, a settanta chilometri da Madrid, nel paese natale di Arias, dove costituisce il Museo Picasso – Colleciòn Arias. Come ha lasciato detto Arias: “Picasso era sempre attento ed era generoso con i problemi dei suoi compatrioti e cercava di aiutare i movimenti per la pace e tutti coloro che la perseguivano”. E questo ci riporta a Maria Luigia Guaita e alle sue battaglie artistiche e ideali, racchiuse in un semplice foglio, coinvolto in molteplici vicende e che rimanda ad antiche storie.

Da un colloquio con lo stampatore Nicola Manfredi di Reggio Emilia

La carta da riporto litografica (papier collé) è una carta speciale con una superficie lucida ed una opaca. L’artista disegna sulla superficie lucida con matite o inchiostri litografici. Dopo diversi passaggi a pressione la carta viene trasferita sulla pietra e, su questa, si consuma. La matrice così ottenuta è identica, sotto tutti gli aspetti, ad una matrice disegnata direttamente dall’artista e le stampe che ne derivano sono delle litografie originali. Questo metodo, per la particolare comodità, è stato spesso usato dagli artisti che risiedevano lontano dal luogo di stampa e particolarmente apprezzato perché consente di ottenere la stampa del soggetto orientata in modo identico al disegno.
Nel caso della litografia di Picasso al Bisonte, molto probabilmente venne seguito questo procedimento: dalla prima matrice venne stampata un’immagine su nuovo carta da riporto. Questa nuova carta da riporto, con l’immagine impressa, venne firmata e datata da Picasso e poi trasferita su una nuova lastra creando così una seconda matrice.