
Post Print Media / pratiche di residenzialità nella grafica contemporanea
Post Print Media è un programma di ricerca e produzione realizzato con il contributo di Regione Toscana e Giovanisì nell’ambito di Toscanaincontemporanea2025, concepito per estendere i confini tecnici e concettuali della grafica d’arte e interrogare il suo statuto all’interno delle pratiche artistiche contemporanee.
Il progetto, curato da Silvia Bellotti, nasce da una riflessione sulla natura stessa della stampa, sulle sue forme di espressione e possibilità operative, con l’intento di ripensare tale pratica come un campo d’indagine poroso, che incorpora una pluralità di ambiti, visioni estetiche e strumenti tecnologici.
Il programma 2025 ha coinvolto quattro artisti under 35: Lori Lako, Leonardo Meoni, Bianca Migliorini e Chiara Ventura, invitati a confrontarsi con i linguaggi della grafica attraverso residenze artistiche negli atelier della Fondazione Il Bisonte.
Le artiste hanno lavorato in dialogo con le maestranze tecniche legate alla tradizione incisoria trasformando il laboratorio in uno spazio di sperimentazione, luogo di ricerca e contaminazione tra pratiche, in cui la tradizione incisoria dialoga con le istanze del presente.
Al termine del percorso, parte delle edizioni realizzate da ciascun artista entreranno a far parte dell’Archivio del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato e dell’Istituto Centrale per la Grafica di Roma, ampliando le collezioni delle rispettive istituzioni e favorendo la crescita professionale di giovani artisti.
Dal 2003 a oggi, l’iniziativa ha coinvolto partner come Regione Toscana, Museo Novecento, Accademia di Belle Arti di Firenze, Associazione Arte Continua e Villa Romana, che hanno contribuito allo sviluppo delle residenze e al consolidamento di una rete di collaborazione tra istituzioni culturali del territorio, rafforzando la presenza della grafica nel dibattito artistico contemporaneo. L’edizione 2025 è realizzata con il contributo di Regione Toscana e Giovanisì nell’ambito di Toscanaincontemporanea2025
Le artist*
Pur muovendosi su registri differenti, i lavori realizzati condividono un’attenzione per la stampa come dispositivo concettuale di trasformazione dell’immagine, del linguaggio e delle relazioni sociali.
Lori Lako indaga la stampa come dispositivo politico di moltiplicazione e dislocazione dell’immagine, intervenendo su simboli di matrice nazionale e su iconografie legate alla propaganda novecentesca. Attraverso procedimenti come la cianotipia virata con tannini naturali e la stampa anastatica, Lako sottopone tali repertori a una trasformazione materiale che ne altera statuto e funzione. Il processo chimico e il passaggio dell’immagine dal tessuto alla carta cambiano il significato delle immagini. In questo modo emergono due aspetti: il fallimento di alcune promesse della tecnologia e la continua presenza di sistemi di controllo.
Anche Bianca Migliorini, giovane artista selezionata dal Biennio in Nuovi Linguaggi Espressivi dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, ricorre alla stampa anastatica nel suo progetto di residenza, applicandola però su carta blueback, supporto comunemente destinato alla cartellonistica urbana. La bassa risoluzione diviene nel suo lavoro scelta estetica e concettuale, dando luogo a immagini caratterizzate da marcati contrasti chiaroscurali e atmosfere sospese.
Leonardo Meoni sviluppa il proprio intervento attraverso un laboratorio presso la Casa Circondariale di Sollicciano. Lavorando su matrici incise insieme ai detenuti, l’artista mette in crisi l’idea stessa di autorialità, inaugurando una profonda riflessione sul significato concreto dell’integrazione. La distinzione tra mano dell’artista e quella del detenuto si fa incerta, fino a diventare talvolta quasi indecifrabile, restituendo all’arte una dimensione sociale e collettiva che si eleva al livello di una cooperazione.
Chiara Ventura, infine, concentra la ricerca sul linguaggio come forma di potere. Attraverso la decostruzione di formule normative e codici verbali, le opere prodotte durante la residenza trasformano la superficie stampata in luogo di slittamento semantico, in cui la sovrapposizione di segni, gesti e materia dà luogo a una grammatica performativa che non rappresenta la realtà ma la produce.
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